VascularReport
Classificazioni · Patologia arteriosa

Rutherford e Fontaine

Due modi di dire la stessa cosa. Fontaine, più diffusa in Europa, usa quattro stadi in numeri romani; Rutherford, di uso anglosassone e nella letteratura chirurgica, usa sette categorie e aggiunge criteri oggettivi. Questa pagina le mette in corrispondenza e comprende la classificazione di Rutherford per l'ischemia acuta, che è un sistema distinto e governa la tempistica dell'intervento.

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Come si usa

Istruzioni d'uso

Tabella di corrispondenza — arteriopatia cronica

FontaineRutherford: grado / categoriaQuadro clinico
Stadio IGrado 0 · categoria 0Asintomatico
Stadio IIaGrado I · categoria 1Claudicatio lieve (intervallo libero > 200 m)
Stadio IIbGrado I · categoria 2Claudicatio moderata
Stadio IIbGrado I · categoria 3Claudicatio severa (intervallo libero < 200 m)
Stadio IIIGrado II · categoria 4Dolore ischemico a riposo
Stadio IVGrado III · categoria 5Perdita tissutale minore: ulcera, gangrena focale con ischemia diffusa del piede
Stadio IVGrado III · categoria 6Perdita tissutale maggiore: estesa oltre il livello transmetatarsale, piede funzionalmente non recuperabile

I criteri oggettivi di Rutherford

Il vantaggio di Rutherford rispetto a Fontaine è l'aggiunta di criteri strumentali che rendono le categorie meno dipendenti dal racconto del paziente:

  • Categoria 1: test al treadmill completato; pressione alla caviglia dopo esercizio > 50 mmHg, ma almeno 20 mmHg inferiore al valore basale.
  • Categoria 2: quadro intermedio fra le categorie 1 e 3.
  • Categoria 3: test al treadmill non completato; pressione alla caviglia dopo esercizio < 50 mmHg.
  • Categoria 4: pressione alla caviglia a riposo < 40 mmHg; onda pedidia o tibiale piatta o appena pulsatile; pressione all'alluce < 30 mmHg.
  • Categorie 5 e 6: pressione alla caviglia < 60 mmHg; onda pedidia o tibiale piatta o appena pulsatile; pressione all'alluce < 40 mmHg.

Rutherford per l'ischemia acuta d'arto

È una classificazione diversa, che condivide solo il nome dell'autore. Si applica all'occlusione arteriosa acuta e determina l'urgenza e il tipo di intervento.

CategoriaDeficit sensitivoDeficit motorioDoppler arteriosoDoppler venosoPrognosi
I — vitaleAssenteAssenteUdibileUdibileNon immediatamente minacciato
IIa — marginalmente minacciatoMinimo (dita) o assenteAssenteSpesso non udibileUdibileRecuperabile se trattato prontamente
IIb — immediatamente minacciatoEsteso oltre le dita, con dolore a riposoDa lieve a moderatoNon udibileUdibileRecuperabile solo con rivascolarizzazione immediata
III — irreversibileAnestesia profondaParalisi, rigiditàNon udibileNon udibilePerdita tissutale maggiore inevitabile; danno neurologico permanente
Il discrimine operativo è fra IIa e IIb

La categoria IIa consente una diagnostica per immagini preliminare e una rivascolarizzazione programmata nelle ore successive; la IIb richiede la sala operatoria immediata, senza attendere l'imaging se questo comporta ritardo. La categoria III non ha indicazione alla rivascolarizzazione: tentarla espone alla sindrome da riperfusione, con iperkaliemia, rabdomiolisi, insufficienza renale acuta e rischio di morte. In quel caso l'amputazione primaria è il trattamento corretto.

Riferimenti clinici

Linee guida e interpretazione

Condotta per stadio — arteriopatia cronica

QuadroTerapia medicaRivascolarizzazione
Asintomatico
(Fontaine I, Rutherford 0)
Cessazione del fumo, statina ad alta intensità, antiaggregante se AOP documentata, controllo pressorio e glicemico, attività fisicaNon indicata
Claudicatio
(Fontaine II, Rutherford 1–3)
Terapia medica ottimale + programma strutturato di esercizio supervisionato per almeno 3 mesi: è il trattamento di prima linea e migliora l'intervallo libero quanto e talvolta più della rivascolarizzazioneDa valutare se persiste una limitazione invalidante dopo 3 mesi di terapia ottimale e la lesione è anatomicamente favorevole
Dolore a riposo
(Fontaine III, Rutherford 4)
Terapia medica ottimale, controllo del doloreIndicata: rientra nell'ischemia cronica minacciante l'arto
Lesione trofica
(Fontaine IV, Rutherford 5–6)
Terapia medica, cura della lesione, controllo dell'infezione, scarico pressorioIndicata e urgente; stadiare con WIfI e definire l'anatomia (GLASS)

Perché oggi si usa anche il WIfI

Fontaine e Rutherford graduano la severità dei sintomi, ma non catturano due elementi che determinano la prognosi dell'arto: l'estensione della lesione e la presenza di infezione. Due pazienti entrambi “Fontaine IV” possono avere un'ulcera superficiale del primo dito e una gangrena dell'avampiede con sepsi: prognosi e strategia sono incomparabili.

Per questo le Global Vascular Guidelines 2019 hanno sostituito la nozione di “ischemia critica” con quella di ischemia cronica minacciante l'arto (CLTI) e hanno adottato la classificazione WIfI come strumento di stadiazione. Fontaine e Rutherford restano utili come linguaggio comune, sintetico e ampiamente condiviso, e sono ancora richiesti nella maggior parte delle cartelle cliniche e dei registri europei.

Terapia medica di base, valida in tutti gli stadi

  • Cessazione del fumo: l'intervento singolo con il maggiore impatto su progressione della malattia, pervietà dopo rivascolarizzazione e mortalità.
  • Statina ad alta intensità con obiettivo di colesterolo LDL < 55 mg/dL e riduzione di almeno il 50% rispetto al basale, secondo le linee guida ESC.
  • Antiaggregante nell'arteriopatia sintomatica; nei pazienti a rischio elevato e basso rischio emorragico è da considerare l'associazione di rivaroxaban 2,5 mg due volte al giorno con aspirina (studio COMPASS/VOYAGER PAD).
  • Controllo di pressione arteriosa e glicemia; nel diabetico, considerare le classi farmacologiche con beneficio cardiovascolare dimostrato.
  • Esercizio fisico strutturato: nella claudicatio è una terapia a tutti gli effetti, non un consiglio generico.
  • Cura del piede: ispezione quotidiana, calzature adeguate, trattamento precoce di qualsiasi lesione, soprattutto nel paziente diabetico o neuropatico.
Il claudicante è prima di tutto un paziente cardiovascolare

La mortalità a 5 anni del paziente con arteriopatia periferica sintomatica è del 20–30%, in larga parte per eventi coronarici e cerebrovascolari. La stadiazione dell'arto non deve far perdere di vista che il rischio maggiore, per quel paziente, non è l'amputazione ma l'infarto o l'ictus.

Bibliografia

Fonti

  • Rutherford RB. et al., J Vasc Surg 1997 — Recommended standards for reports dealing with lower extremity ischemia: revised version.
  • Fontaine R. et al., Helv Chir Acta 1954 — Die chirurgische Behandlung der peripheren Durchblutungsstörungen.
  • ESC/ESVS 2024 — Guidelines for the management of peripheral arterial and aortic diseases.
  • Conte MS. et al., J Vasc Surg 2019 — Global Vascular Guidelines on the management of chronic limb-threatening ischemia.
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